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AI Security

AI Security: i nuovi rischi degli agenti autonomi

Quando un modello può usare strumenti e credenziali, la sicurezza deve riguardare le azioni oltre che le risposte.

EMF Editorial6 min di lettura

Un chatbot produce testo; un agente può interrogare sistemi, aprire ticket, inviare messaggi o modificare dati. Il rischio cambia perché cambia il potere operativo del sistema. La valutazione deve quindi partire dagli strumenti e dalle identità, non soltanto dalla qualità delle risposte.

Il prompt è soltanto una delle superfici

La prompt injection diretta inserisce istruzioni malevole nell’interazione con l’utente. Quella indiretta le nasconde in contenuti che il sistema elabora: documenti, email, pagine web o risultati di strumenti. Un agente che legge contenuti non attendibili e possiede privilegi elevati può trasformare un’istruzione nascosta in un’azione reale.

Il filtro sul testo non basta. Servono confini tra contenuto e comando, strumenti con ambiti limitati e controlli sulle conseguenze delle azioni.

Identità, segreti e privilegi

Ogni agente dovrebbe avere un’identità riconoscibile e i soli accessi necessari al caso d’uso. Le credenziali non devono essere esposte nel contesto del modello o replicate senza controllo. Anche i server e i connettori che mettono a disposizione gli strumenti entrano nel perimetro di sicurezza.

  • Inventario di agenti, strumenti, connettori e identità.
  • Privilegi minimi e separazione dei compiti.
  • Gestione protetta e rotazione dei segreti.
  • Approvazione umana per azioni ad alto impatto.

Controllare dove finiscono i dati

Logging e controllo del traffico in uscita aiutano a capire quali destinazioni raggiunge il sistema. Una politica default-deny può essere appropriata per workload con destinazioni note, ma richiede analisi e gestione delle eccezioni: non è una configurazione da attivare indiscriminatamente.

Le evidenze devono permettere di ricostruire chi ha autorizzato un’azione, quali dati sono stati utilizzati e quale strumento è stato chiamato.

Una review prima di aumentare l’autonomia

L’Agent Security Review verifica l’intera catena: input, dati, modello, strumenti, identità, segreti, rete e supervisione. I test devono essere autorizzati e riprodurre scenari realistici, compresi errori e contenuti malevoli, per misurare l’efficacia dei guardrail prima di estendere i privilegi.

Il prossimo passo

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